Benvenuti a Poggio Mirteto

LA STORIA

Il cartario di S. Andrea de Aquariciariis di Roma conserva il documento più antico conosciuto che parla di Poggio Mirteto.
Nel dicembre del 1294 appare la prima notizia certa del castello, già del tutto strutturato.
L'ipotesi più accreditata tra gli studiosi è che, il castrum sia stato è fondato dagli Iaquinti, una famiglia aristocratica di origine romana, con rilevantissimi interessi in tutta la Sabina tra il 1285 e il 1290. Con il passaggio sotto abbazia di Farfa, il castello di Poggio Mirteto, rientrerà insieme a quelli dei paesi vicini, nel sistema difensivo del complesso monastico.
L'importanza di Poggio Mirteto inizia però, nel 1400 quando il suo castello diventerà sede degli abati commendatari, presenza che farà si che nuove popolazioni confluiscano nel paese aumentando la popolazione. I vari abati rappresentanti di famiglie nobili come gli Orsini e i Farnese trasformano il castello in palazzo, costruiscono nuove mura e nuovi spazi urbani per la comunità crescente.
Da questo momento in poi l'ascesa di Poggio Mirteto è continua, del 1600 è la piazza principale con i suoi palazzi, del 1641 l'inizio della costruzione della nuova cattedrale S.M. Assunta. La comunità è ricca. Lo testimoniano le committenze di importanti opere d'arte a famosi artisti dell'epoca, come Giovanni Baglione e Plautilla Bricci e la presenza nel Convento di S. Valentino anche di una Accademia detta dei Raminghi, per l'insegnamento umanistico, che riscosse grande plauso e che mise Poggio Mirteto in relazione con gli uomini di cultura del tempo. Nel 1826 apre la fabbrica di vetri Fajella che trasforma il tessuto sociale della città.
Molti lavoratori specializzati vengono dal nord Italia portando con se la loro cultura e le loro idee, politiche, religiose, di costume. La popolazione passa da un lavoro prevalentemente agricolo ad uno operaio. Nel 1837 Papa Gregorio XVI riconobbe il titolo di città. Nel 1841 Poggio Mirteto fu eretta a Diocesi. È di metà ottocento l'inaugurazione della stazione che facilitò i collegamenti con Roma avviando anche la costruzione della frazione di Poggio Mirteto scalo.
Dal 1900 al 1980 Poggio Mirteto è caratterizzato da una forte vivacità commerciale e di servizi che la mettono al centro di questo territorio: ricordiamo tra gli altri i numerosi mobilifici e la scuola superiori “A.Ricci” che porto numerosi studenti da tutta Italia.

 
 

DA VEDERE

Il borgo antico è un classico borgo medievale con il castello alla sommità circondato da case e vicoli protette dalle antiche mura. Degli elementi architettonici di questo periodo rimangono in parte visibili le due cinte murarie con le quattro porte e diversi torrioni, la torre campanaria (simbolo della città) e il castello trasformato già dal 1400 in palazzo sede prima degli abati commendatari poi vescovile.

Porta Farnese e Porta di Sotto sono le due porte della seconda cinta muraria di Poggio Mirteto, risalenti a fine cinquecento volute dal cardinal Alessandro Fanese. La porta Farnese, è quella che immette nei cosiddetti quartieri nuovi della città. Il nome del cardinale, grande mecenate ed amante delle belle arti, è scolpito nell'architrave con la data di realizzazione (1577). La porta così come la vediamo noi, è il risultato di varie trasformazioni avvenute nel corso dei secoli. A fine 700 venne costruita la piccola loggia centrale con la demolizione della merlatura ghibellina. Vennero realizzate poi, le due nicchie per ospitare le statue lignee di San Innocenzo e San Gaetano patroni prima l'uno e poi l'altro della città di Poggio Mirteto.
La porta di sotto si apre invece verso la campagna e si raggiuge facendo i vicoli del centro storico. Da qui si può ammirare uno splendido panorama tra cui il monte Soratte. La porta simile per architettura a porta Farnese sono ancora visibili la loggia centrale come posto di guardia, da cui si accede con una piccola scala a chiocciola in pietra e il portone ricostruito negli anni ottanta.

Piazza Mario Dottori ex piazza delle erbe. E' la prima piazza della parte vecchia che si incontra entrando, racchiusa tra porta Farnese e porta di Sopra. Questa piazza si è formata con l'ampliamento di Poggio Mirteto avvenuto nel 1400 dopo il trasferimento nel paese degli abati di Farfa. La costruzione di nuove case di fronte al castello, l'abbattimento dei torrioni a difesa della prima porta hanno creato questo nuovo spazio urbanistico.

Chiesa di San Giovanni Consacrata nel 1601, come si legge sull'architrave delle due porte della facciata la chiesa fu realizzata su disegno di Angelo Savi da Parma. L'assetto attuale è dovuto alla ristrutturazione del 1720 realizzato dall'architetto Alessandro Specchi, attivo a Roma agli inizi del settecento. La chiesa è dedicata a S. Giovanni Battista decollato ed era retta dalla Confraternità della Misericordia che provvedeva alle funzioni per i condannati a morte. All'interno degna di nota è la pala d'altare, nata come stendardo processionale dipinta su entrambe i lati raffigura il battesimo e la decapitazione del Battista realizzata dalla pittrice- architettrice Plautilla Bricci.

Palazzo vescovile nato come l'antica rocca difensiva, fu ampliato e ingentilito nel corso del tempo facendolo diventare un vero e proprio palazzo. L'attuale portone di accesso è arricchito da marmi e stucchi con lo stemma del Cardinal Lambruschini ultimo abate commendatario di Farfa. Il Lato che si affaccia su Piazza Garibaldi presenta finestre con iscrizioni incise e le feritoie del vecchio ponte elevatoio. Oggi il palazzo è sede vescovile. All'interno è possibile visitare il museo Diocesano con opere d'arte provenienti dal territorio della diocesi di Sabina-Poggio Mirteto. Fanno parte della collezione arredi per l'altare, vasi sacri, suppellettili liturgici, devozionali, processionali, biancheria liturgica ed insegne ecclesiastiche, quadri e stampe, statue. Molti oggetti sono legati alle funzioni liturgiche dove è possibile ammirare l'evoluzione sia in relazione ai materiali usati, sia in relazione alla forma e alla decorazioni. Di particolare pregio una statua lignea raffigurante la Madonna con Bambino di Bottega abruzzese, secolo XVI, proveniente, dalla Chiesa di Santa Maria di Loreto di Toffia.
Porta di Sopra e Porta Giannetta sono le porte di accesso delle prime mura risalenti a fine 1200. Porta di sopra detta anche romana, per la sua posizione è nella parte alta del paese, sotto sotto la torre dell'orologio. Dopo il primo ampliamento del 1400 con la costruzione di piazza Mario Dottori ha perso i torrioni difensivi che la circondavano di cui rimangono solo basamenti. Porta Giannetta si apre nella parte bassa del paese. Da questa è possibile osservare l'imponenza delle prime mura a scarpa di Poggio mirteto

Piazza Garibaldi è la piazzetta più antica di Poggio Mirteto. Si affacciano su di questa oltre il palazzo vescovile con il suo ingresso medievale anche la sala Farnese e la torre dell'orologio simbolo della città.

La torre dell'orologio è il risultato di una trasformazione avvenuta nel corso dei secoli: nata a difesa della Porta detta di “sopra” all'origine era una torre merlata con due torrioni ai lati di cui oggi sono visibili solo i basamenti. Alla fine del 1500 con la costruzione del nuovo sistema difensivo, con relative mura e porte la torre viene sopraelevata creando uno spazio per ospitare le campane della chiesa di San Paolo, e trasformata in torre dell'orologio. In detta sopraelevazione viene creata una monofora per ciascun lato per dare visibilità alle campane, bordata da una coppia di lesene in mattoncini; a coronamento un elegante calotta ottagonale con copertura in piombo. Sulle facciate interne, due quadranti in marmo bianco di forma circolare. L'orologio a pesi è ancora presente al suo interno ma non più funzionante. E' una macchina unica, originale. E' uno dei pochi esemplari costruiti interamente a mano realizzato con ferro forgiato e bollito lavorato con lima e seghetto. La sua forma a “pollaio” costruita circa tra 1650/1680 è composta da tre treni e cilindri: i movimenti, suoneria ore e quarti. L'orologio antico e il suo sistema di pesi andrà ripulito.

Sala Farnese (Ex chiesa della SS. Trinità) è la prima chiesa dentro le mura della città costruita forse in un ex posto di guardia accanto al Palazzo abbaziale. Consacrata nel 1487, fu dedicata prima a S. Maria Assunta, in seguito chiesa della SS. Trinità; attualmente è chiamata sala Farnese ed è proprietà del Comune che la utilizza come sala polivalente. Della primitiva chiesa rimangono visibili l'abside, tracce murarie delle cappelle laterali e pochi residui di affreschi alle pareti.

Piazza Varrone è una piccola piazza chiusa tra le mura del palazzo vescovile e di un palazzo nobiliare. Questo spazio si è formato con la costruzione del palazzo Amici oggi ostello a ridosso della prima cinta muraria.

Palazzo Amici la famiglia Amici era una delle due famiglie nobili di Poggio Mirteto che insieme ai Pescetelli avevano il palazzo nel borgo antico. La famiglia Amici di cui rimangono tracce negli archivi e su alcune lapidi presenti nella Cattedrale di Poggio Mirteto e nella chiesa di san Rocco detenevano il titolo di “patrizi Sabini” che gli permetteva di ricoprire le maggiori cariche pubbliche presso lo stato pontificio. Del palazzo rimaneggiato nel corso del tempo ( è stato carcere, scuola, ostello) rimane soltanto la struttura esterna

PIAZZA MARTIRI DELLA LIBERTÀ

Quello che colpisce entrando a Poggio Mirteto è la sua piazza principale oggi dedicata ai Martiri della Libertà. Le sue dimensioni circa 5000 mq e la sua forma irregolare ( dovuta ad una scelta ben precisa, di non costruire abitazioni al centro) ne fanno un unicum fra tutti i comuni della Sabina. Dal 1600 il paese si sviluppa fuori le mura medievali, creando appunto questo spazio urbano dove si affacciano la cattedrale S. Maria Assunta, il palazzo Comunale, la chiesa di San Rocco, Porta Farnese e vari palazzi nobiliari.
La Cattedrale S.M. Assunta la costruzione della chiesa iniziò nel 1641 entrando in funzione nel 1721.
La comunità poggiana partecipo economicamente a questi lavori tanto che sulla facciata della chiesa e all'interno è possibile vedere in vari punti lo stemma cittadino. La chiesa è a tre navate è caratterizzata da stucchi, che rivestono il presbiterio e soprattutto le volte delle navate laterali. Oggi è accreditato che per somiglianze stilistiche questi potrebbero essere di Plautilla Bricci. Dei quadri segnaliamo quello dell'altare principale di Giovanni Baglioni antagonista di Caravaggio

La chiesa di S. Rocco fu inaugurata il 1785. Una lapide, posta all'interno ricorda che Confratelli della Società del Gonfalone provvidero, a proprie spese a costruire la chiesa, migliorando la posizione e ampliando lo spazio, rispetto alla chiesa precedente, e arredandola degnamente per il culto. Della chiesa segnaliamo: Il presbiterio dominato da un'immagine della Madonna con il Bambino, incastonata in una grande raggiera di angeli, le statue di S. Sebastiano, e S. Rocco in stucco (1689), opera di Michele Chiesa. I quadri degli altari laterali sono tutti del XVII secolo, di questi Ricordiamo quello che rappresenta la Nascita di Gesù da Andrea Benedetti padre di Elpidio che ebbe un ruolo fondamentale per l'ingresso di artisti importanti nella città . Il Guardabassi lo dice opera di scuola bolognese.
Il monumento ai Caduti situato al centro della piazza principale del paese è stato realizzato dal B. Balestrieri nel 1925. Lo scultore usa un linguaggio realistico nella rappresentazione del fante e ricorre a formule classiche ed accademiche per le figure femminili allegoriche. Compositivamente l'opera rientra in una tipologia di antica tradizione, molto diffusa in questo periodo che lo scultore adotta anche in altre città. Il monumento ai caduti realizzato interamente in travertino è composto da un alto cippo sul quale posa una Nike stante e, in basso, da un ara sulla quale giace un soldato morente. Lo sviluppo piramidale è rafforzato da una figura Simbolica della Vittoria concepita come prolungamento della struttura architettonica.
Il palazzo Comunale di questo palazzo che ospita il municipio possiamo ammirare solo la facciata esterna realizzata cosi come la vediamo, intorno ai primi del novecento. Il bugnato a “finto travertino” che imita un rivestimento in lastre è stato realizzato con una tecnica curiosa: grani di sale grosso nella malta applicata ad affresco. Durante il processo di presa e indurimento il sale si scioglie formando delle cavità superficiali del tutto simili a quelle del travertino. Qui si possono anche vedere Due scudi uno con lo stemma comunale l'altro vuoto dove è stato scalpellinato il fascio littorio, e delle lapidi commemorative. All'interno Una grande tela a soffitto realizzata nel 1916.

Fuori dal centro
Il museo Arti e mestieri oggetti esposti perfettamente restaurati e funzionanti, rappresentano i mestieri scomparsi e il vivere quotidiano di Poggio Mirteto e della Sabina. Tutti sono divisi per categorie: dalla lavorazione della terra, del vino, e dell'olio. A strumenti utilizzati dal fabbro, dal calzolaio, e dal muratore. Sono inoltre presenti Bilance, bascule, stadere, girarrosti graticci ecc.

La chiesa di San Paolo è la più antica di Poggio Mirteto, risale al XIII secolo.
La facciata esterna è molto semplice: l'unico abbellimento è il portale in pietra sormontato da un modesto rosone. Il campanile, posto a metà sul lato destro, è ornato di agili monofore e bifore. La chiesa ad unica navata caratterizzata da archi a sesto acuto, presenta molti affreschi tra i principali quelli dell'abside, della controfacciata e un ciclo pittorico posto in alto a metà della parete di sinistra.
Nella parte alta dell'abside Gesù incorona sua madre, la vergine Maria, in mezzo ad uno stuolo festoso di angeli che suonano strumenti musicali dell'epoca. Nella parte bassa la conversione di San Paolo: caduto a terra insieme al cavallo, che vede in alto Gesù, che gli parla.
E' l'inizio della sua conversione. Sul lato sinistro, vicino l'arco, si legge, attualmente solo in parte, la data degli affreschi: 1521.
Che alcuni attribuiscono ai fratelli Torresani. La parete in fondo alla chiesa presenta una raffigurazione del Cavaliere Coronato che ha davanti un cadavere in tre stadi di progressiva decomposizione. Tra questi inizia una riflessione sulla caducità della vita scritta dall'autore tra le gambe del cavallo. Le parole sono la prima testimonianza scritta del dialetto sabino. Nella parte bassa della stessa parete, la deposizione di Gesù nel sepolcro. La composizione e lo stile assomigliano molto alle maniere della scuola del Giotto. Il dipinto è probabilmente del XV secolo. Sulla seconda finestra, in alto, è raccontata in tre quadri la leggenda sulla nascita del movimento detto dei Bianchi La storia di questi uomini e donne che in abiti bianchi partirono in processione verso Roma, è presente in molte chiese dell'Umbria e del Lazio, dove ad oggi, Poggio Mirteto rappresenta la tappa più vicina alla città eterna.